Castel del Monte: la
Stella di Pietra
L'ottagonale astro
metafisico della Puglia Iniziazione Templare e Mistero Rosacrociano
Prof.
A.Tiberio Dobrynia & Dr. Enza D'Alonzo
dell'Imperial
Genius Institut

Castel
del Monte (foto del prof. Gaetano Mastrorilli)
Una
maestosa “Stella di Pietra” segnacolo di forza e potenza primordiale,
infissa sulla collina più elevata delle Murge, caduta ex coalis come
bellissimo e sfolgorante lapis philosofale, sfidante ignudo e solitario il
misterioso geroglifo della sua forma che illumina e attrae a superior vita il
Cavaliere dello Spirito: ecco Castel del Monte, l’ottagonale astro
metafisico della Puglia, il cuore segreto della Magna Grecia medioevale che
l’Imperatore svevo Federico II vivificò al sogno degli antichi e sacri
ideali di Roma, l’Eterna , facendolo stagliare come ghibellina corona del
Sud.
Costruito presumibilmente
intorno al 1250, in questo castello federiciano è profuso il gotico, per il
quale l’hohenstaufen propendeva, e lo spirito classico delle forme antiche
armonizzate col romanico-pugliese e lo stile arabo-orientale, adottando la
forma degli archi trionfali di Roma, fondendo sapientemente le diverse
correnti di civiltà sotto il predominio dell’impronta tradizionale della
successione cesarea, in vista di quell’ambita “ Renovatio” augustea.
Ma quale fu la sua originaria
destinazione? C’è chi dice che fosse servito per la caccia al falcone di
cui questo antesignano del Rinascimento era appassionato, oppure come luogo di
soggiorno e di vita mondana: per altri, poteva trattarsi di una fortificazione
difensiva, ma nessuna di queste ipotesi può essere attendibile– come nelle
sue ricerche ha appurato anche il Willemsen– non essendovi stalle né
ottimali requisiti strategico-militari. C’è chi ha visto in questa
imponente costruzione, e non a torto, la sintesi mirabile di precise
corrispondenze astronomiche, al pari dell piramide di Cheope : lo scrigno di
segrete conoscenze e il luogo di iniziatiche riunioni templari, e noi
sosteniamo giustamente quest’ultima tesi, ravvisando in Castel del Monte il
simbolo visibile dell’invisibile sede del Graal, il leggendario e
inaccessibile castello dell’epopea cavalleresca, in cui si compiono le
imprese dei cavalieri votati alla reintegrazione interiore.
Mastodontiche e risplendenti,
le torri fiancheggiano le mura indorate dal sole tra il rugiadoso verde
smeraldo, ergendosi contro il cobalto terso nell’etere, traendo linfa
cosmica dalle cose inferiori e da quelle superiori, collegandosi così in alto
come in basso per la trismegistica meraviglia universale di una Cosa Una.
Le torri si elevano al di sopra di
massicci zoccoli e ciò dà l’idea di “rotazione” di esse su se stesse,
mentre il blocco centrale dell’opera rimane immoto come le stelle fisse, si
che si palesa l’immagina di una tonante voragine immersa nel silenzio del
luogo in cui si giunge ( come al graalico casstello cristallino dell’Isola
Rotante”, nel Parzifal di Wolfram von Eschenbach)in uno stato che non si sa
se sia sonno o veglia. E come il gemello Castello dell’Essere, esso è
guardato da due leoni che riposano sugli abachi dei capitelli delle colonne
laterali all’apertura esterna dell’arco del portale. Che mistero vuol
significare la forma ottagonale prescelta ? L’ottagono è la figura
intermedia fra il quadrato ed il cerchio: in essa si realizza, quindi,
perfettamente l’ermetica “quadratura del cerchio”e per essa, quale porta
e simbolo di passaggio e rigenerazione in cui si ha l’equilibrio delle forze
spirituali e naturali, l’8 essendo (nel suo rovesciamento orizzontale)
il segno dell’infinito e della rotazione a spirale– l’ingresso
trasfigurante a una vita nuova”( non a caso in certe chiese medioevali la
fonte battesimale è ottagonale).Se dal centro dell’ottagono congiungessimo
tutti i punti degli angoli, formeremmo inscritta nella figura una croce
patente o quella di Malta di derivazione templare che ci svela l’influenza
simbolica di questo Ordine, la Milizia Templi,che accomunò Oriente ed
Occidente in un intesa facilitata dall’unità trasendente delle rispettive
dottrine gnostiche, entrambi espressioni di una medesima Saggezza Perenne e
che, come ogni ordine veramente iniziatico, era strutturato in una dottrina
esterna, per i cavalieri profani - come maschera per l’intolleranza
dellaChiesa - e in un’interna, esoterica e segreta, per i più alti gradi di
una gerarchia spirituale.
Il mistero di
Castel del Monte
Iniziazione templare
e Mistero Rosacrociano
La
possente “ Stella di Pietra” si presenta al pano inferiore, costituita da
8 stanze, quello superiore è costituito anche da 8 sale identiche alle prime,
e dalla terrazza, dalla quale si osserva pienamente lo stupendo panorama che
si può intravedere dalle bifore.
Di fronte la Ghibellina Andria,
“ la Fidelis”che, quando l’Imperatore nel 1229, tornò a Gerusalemme,
trovò sempre fedele, a differenza di tante altre città pugliesi passate alla
parte avversa, Il percorso tra le varie sale è inconsueto: dalla prima, solo
verso destra è possibile proseguire, e poi, attraverso il cortile interno (
al cui centro, sino alla metà del XVIII secolo esisteva una gigantesca vasca
di pozzo, probabilmente circolare), passare nella quarta sala e per gli altri
ingressi.In alcune sale vi sono camini, toilettes nelle torri e ingegnosi
servizi igienici. Dalla semi-oscurità del piano inferiore, si passa alla
luminosità di quello superiore, nell’alternarsi suggestivo di luci ed
ombre, che contrassegnavano, evidentemente, particolari fasi e stati di
coscienza durante il rituale deambulare “ ad intra” degli ospiti
sconosciuti. Le pietrose panche lungo le pareti ed i gradini a fianco degli
ampi finestroni, rievocano le riunioni, gli incontri iniziatici e i segreti
templari che debbono essersi svolti in questo perfetto tempio pagano.
L’Imperatore del Sacro Romano Impero deve essere stato in qualche modo
“prescelto”da forze superiori che, investendolo di una missione
sovrastorica, volevano farne il rappresentante visibile in terra, di quella
funzione polare universale simbolizzata dal Signore o Re del mondo, il mitico
prete Gianni, sacerdote in eterno di Melchisedek. C’è infatti, una leggenda
secondo la quale, Federico II dallo stesso Prete Gianni ricevette in dono una
veste di pelle incombustibile di salamandra, l’acqua della gioventù perenne
e un anello con tre pietre preziose, dal triplice potere di far vivere
sott’acqua. Di rendere invulnerabili ed invisibili. Gli fu chiesto, quindi,
quale fosse la cosa migliore al mondo. Presi i magici doni, Federicus nulla
domandò circa la loro virtù, ma rispose soltanto che per lui la cosa
migliore era la “ misura”.E questo fu appunto il suo” limite”,perché
egli, incosciente del reale significato di quegli oggetti (che simboleggiavano
le virtù del Graal, il sacro calice nel quale Giuseppe di Arimathia raccolse
il sangue di Cristo), “ non pose la domanda”: conditio sine qua non
per stabilire un effettivo contatto col principio centrale superiore, contatto
che avrebbe permesso - come sostenuto dal ciclo cavalleresco Arthuriano e
dalla leggenda parsifala-luciferina - di guarire il misterioso re che “vivit-non-vivit”,
portando così l’Heroe che fosse riuscito nella perigliosa impresa, a
conseguire la ricercata immortalità. Parimenti, secondo un altro insegnamento
iniziatico: solo chi fosse riuscito a possedere sessualmente e spiritualmente
la pericolosissima Sirena Partenope (pericolosissima incantatrice sfuggente
come Diana, l’ignuda dea cacciatrice che abbaglia i mortali), sarebbe
divenuto Re del Mondo, avrebbe cioè conquistato la Magica Coppa! Ma così non
avvenne, per colpa di non aver posto la restauratrice “domanda”: il
“mandato” ricevuto dall’alto, allora, non venne compreso ed accettato, e
così, la funzione spirituale dell’ultimo imperatore romano fu destinata col
tempo a decadere: dal simbolo alla storia, come nello spirito così nella
materia, il destino della regalità federiciana fu inevitabile ed
inarrestabile, e Castel del Monte, da perfetto simbolo solare, s’eclissò in
ombroso abisso di morte.
Questi i fatti del tramonto: alle
porte di Benevento, nel febbraio del 1226, Carlo d’Angiò, dopo aver
sconfitto Manfredi( figlio di Federico), che governava il regno meridionale,
fece relegare la di lui moglie, Elena d’Epiro nel Castel del Parco sopra
Nocera, dove si spense di crepacuore per la dolorosa separazione dai figlioli:
Federico, Ezio ed Enrico, spietatamente “sepolti vivi” in Castel del
Monte,mentre la figlia Beatrice, imprigionata a Castel dell’Ovo a Napoli,
solo dopo 18 anni, riconquistò la libertà. Dopo 30 anni di carcerazione,
Federico, durante il trasferimento a Napoli, riuscì a fuggire, nascondendosi
presso lontani parenti in Europa, per far perdere poi definitivamente le
tracce nell’arroventato deserto sabbioso d’Egitto.
La “ Stella di Pietra”
intanto, sfolgora ancora, maestosa, lanciando all’eternità la sua muta
sfida:enigmatica...

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