c o n t i n u a
Le cellule immortali
La scoperta del Nobel Carrel
Nel
1930 Alexis Carrel, francese, premio Nobel nel 1912 e direttore della
Divisione di Chirurgia sperimentale del Rockfeller Institute for Medical
Research di New York, scrisse un libro dal titolo "L'uomo questo
sconosciuto" che in poco tempo ebbe molta fortuna in tutto il mondo.
In quest'opera, Carrel auspicava la nascita di una scienza basata su una
visione mistico-religiosa della forza vitale, sostenendo che la vita biologica
è potenzialmente immortale e che la scienza di allora nulla stava facendo per
prolungarla.
Egli affermava di aver già dal 1912 delle prove sperimentali sulla veridicità
della propria teoria.
Lavorando su culture di cellule embrionali di cuore di pollo, aveva scoperto
che queste si riproducevano incessantemente senza mostrare segni di
decadimento e ciò confermava la sua ipotesi che "L'invecchiamento e la
morte sono solo fenomeni contingenti e non necessari".
Gli altri scienziati però non riuscirono ad ottenere i suoi stessi risultati,
e il suo lavoro fu criticato e abiurato.
La leggenda di Carrel nasce dal fatto che le sue cellule di embrione
sopravvissero per ben 34 anni filati, fino al 1946, cioè due anni dopo la sua
morte (1944), e questo solo perché qualcuno interruppe la coltura.
Christian Barnard e la ricerca
sulle cellule
"Dopo
aver lasciato nel 1987 il programma dell’Università dell’Oklahoma, ho
preferito interessarmi delle ricerche inerenti l’invecchiamento. La
vecchiaia è simile ad una malattia, avendone le caratteristiche degenerative
ed alterando la qualità di vita; sono convinto che non sia necessario subire
le modifiche patologiche che la vecchiaia comporta, per questo mi interesso
alle ricerche sulle cellule che ad esse sono collegate. Tutto questo è
iniziato in modo del tutto accidentale.
Su questo argomento ho scritto un libro: “Good life, good death”.
Nell’ultimo capitolo di questo libro parlo della ricerca della immortalità
dell’uomo. Ma è stato per la stesura del libro che ho letto e studiato
molto sulla biologia dell’invecchiamento e sulle cellule: ne sono stato
conquistato. Ho così iniziato ad interessarmi di ricerche sulla biologia
dell’invecchiamento e naturalmente delle cellule. Come lei sa, vi è una
linea di cellule denominate Hila, dalle iniziali della paziente da cui furono
prelevate, che sono immortali. Per questo stiamo sviluppando e mettendo a
punto uno studio, per effettuare delle terapie attraverso le quali si possono
realizzare mutazioni che rendano le cellule immortali come la linea delle
cellule tumorali."
(Da
un'intervista rilasciata al Prof. Eugenio Caradonna, su Leadership Medica n. 9
del 1989)
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