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DIO E' IDEA Lo spazio vuoto, il nulla, sono idea, Dio è idea di Daniele Bellu
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Presentazione Le “regioni“ dello spazio per l’uomo moderno sono mappe prive di significato, quasi si disegnassero da sole, casualmente, nella realtà circostante. Per i popoli primitivi, per contro, esse erano zone mistiche, che partecipano, rivelandole, di potenze trascendenti, vive. Nella prima concezione lo spazio è inerte, perché ”vuoto”, passivo e colmabile dunque dalla realtà determinata dal tempo, illusoriamente reale e attivo. Nella seconda lo spazio è “pieno”, vivo e attivo, determinante l’esperienza del tempo, passivo e contenente ogni possibile modificazione della realtà. Due modi diversi di percepire il primo orizzonte dell’essere, dal quale scaturisce il problema del secondo orizzonte: quello del tempo, e con esso il concetto vero di libertà, il valore dell’azione, e il senso della vita dell’uomo. Del tempo sappiamo che può essere concepito in tre modi diversi: creativamente, nell’irrefrenabile corrente del divenire; casualmente, nella produzione di eventi successivi che hanno la causa in sè stessi; linearmente, nell’ordine irreversibile delle umane esperienze. Ma la filosofia e la conoscenza classica ci ha trasmesso
anche una quarta condizione tradizionale del tempo: quella
“ritmica”, per cui esso può essere inteso organicamente,
nella connessione di significato tra l’Io e la sua esperienza, per cui
qui si giunge al “senso” della vita, o, per meglio dire di ”quella
vita” particolare di ciascuna vita. Un nuovo apporto scientifico alla filosofia del tempo-spazio è rintracciabile nell’originale lavoro di Daniele Bellu, esaustivamente trattato nella presente opera “Dio è idea”. L’Autore, passando in rassegna le più note teorie del passato e ricollegandole a quelle più moderne della relatività di Einstein e della fisica quantistica, utilizzando i rigidi strumenti della logica aristotelica e delle altre logiche matematiche e psicologiche, giunge alla scoperta di un sistema omogeneo di spiegazione della realtà materiale e di quella spirituale, in cui le formule interpretative tra simboli, numeri e concetti intuitivi, intendono dimostrare “l’altra faccia” del vuoto e del nulla: uno “spazio e un tempo assoluto” la cui sostanza è l’idea; idea che è sostanza, per così dire, “subatomica” dell’essere. E quella idea è Dio, perché Dio è Idea, così spiegabile e dimostrabile, secondo l’Autore, con i rigori della ragione temperati però dalla guida illuminante dell’intuizione logica. Per
questa via, il mondo, l’universo, trovano una sistemazione olistica,
in cui la realtà materiale e quella spirituale si spiegano l’una con
l’altra. Già l’antico Oriente parlava di mondo come “Maya”,
“Grande Illusione”: l’illusione pietrificante dello sguardo di
Medusa (nei miti occidentali), dinanzi alla quale l’uomo si trova di
fronte ad un mondo di cose e di eventi che “né furono, né saranno, né
mai cesseranno di essere, ma semplicemente ’sono’, immutabili”. Immutabilità anch’essa illusoria che, dalle nebbie dell’astrazione, seguendo il percorso di pensiero dell’Autore, ci lascia intravedere possibilità nuove, sinora non considerate abbastanza, di percepire la creazione cosmica altrimenti: il “mondo come idea”, nell’eterno presente. Antonio Tiberio Dobrynia (Editore) |
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