Il Mistero della Cavalleria Ghibellina
La Cavalleria Spirituale,
l'Amore e il Graal
del Prof. Antonio Tiberio
Dobrynia
Presidente
Onorario della Diandra University (California - USA)
Imprese
selvagge, selvagge, in
un'alba d'arsenico.
Chi
mi ama si armi e combatta.
Ad
una "Donna" il Cavaliere dedicava le sue eroiche gesta. Le imprese
del Guerriero erano votate a possedere quella donna "sfuggente"
elargitrice d'immortalità.
Ella è Spirito di Vita
"nella secreta camera de lo core", e si chiama Sophia: la
"Sapienza Santa".
La cavalleria medioevale
doveva fedeltà ad una etica fondata sui valori della verità, del coraggio e
della lealtà, e a una autorità imperiale essenzialmente spirituale ed
universale. Non si era al servizio né di persone né di nazioni, e né di
un'idea politica o sociale.
La vocazione guerriera è una
via trasfiguristica di ascesi regale, propria di uno spirito virile e olimpico
che nella "guerra" trova quella pace "profonda"
dell'essere, nel senso più vero dell'originario concetto di "pax
romana".
E' la coranica Guerra Santa:
"piccola", allorché rimane su un piano meramente materiale e
profano; "grande", se s'innalza a simbolica testimonianza di
superiori conseguimenti divini dai reali significati assunti sub specie
interioritas. Il Crociato puro, e non il semplice mercenario, in una
simile visione era allora tutt'uno col musulmano che contro gli
"infedeli" si batteva nella "Via di Allah": una stessa
idea lo animava sia esso cristiano o pagano.
L'ordine Cavalleresco dunque,
congiungeva, superandoli, sia il monaco che il guerriero, nell'idea di un tipo
di cavaliere che nella via d'azione poteva trascendersi oltre il limite umano
per il raggiungimento di una solare divinizzazione, piuttosto che di una
santificazione come ultima meta possibile di concezione lunare e sacerdotale.
Questo carattere ascetico di
superamento umano lo si ritrova nella leggendaria letteratura graalica come
figurata indicazione dell’oltremondana vocazione di uno spirito guerriero.
I cavalieri celesti di Re
Arthur alla ricerca del Santo Graal simbolizzano, infatti, la ricerca
della Conoscenza e della Immortalità. Nella realizzazione del
mito, nell’altezza di tale visione, i cavalieri potevano quindi
concretizzare un Ordine superiore di Cavalleria Spirituale. Il culto della
Donna ne costituiva l’aspetto principale.
Il cavaliere iniziato poteva
morire o vincere per Lei. Perché la Donna è Sapienza: è lei che concede
l’immortalità al vincitore, come la Sposa di Eracle, Ebe, la goiventù
perenne. Nel nome di Dio o con nel cuore il nome dell’Amata, il Guerriero può
compiere le magiche imprese degli Heroi, e innalzarsi sulle vette divine
solitarie.
Il futuro cavaliere veniva
svestito da una donna prima del bagno purificatorio, a cui seguiva
la “veglia delle armi” e l’ordinazione (Michaud, Histoire des
Croisades). Bagno la cui natura è un igneo “battesimo della
sapienza”.
L’Amore, in certe
condizioni interiori, è una via particolare (e pericolosa!) per la
trascendenza. La stessa parola rivela questo esoterico significato di Amore
come Immortalità. Nell’opera del provenzale Giacomo di Baisieux, A
significa sans (senza), mor significa mort (morte) e
nell’insieme: sans-mort, cioè senza morte. E il sancrito amrta
- assonante con amor- riporta ad ambrosia: l’immortalante
nettare degli Dei.
L’Amore è una forza magica
fulgurea! In esso si restaura l’unità dell’individuo primordiale che con
la mitica “caduta” fu spaccato in due: il maschio e la femmina. Sì da
risorgere l’Androgine: la “cosa” doppia, il Rebis alchemico che si
ricongiunge all’Assoluto! Ma ciò che è “veleno” per l’uomo, è
“farmaco” per chi è già di là dalla condizione umana. La Sapienza
acceca molti innamorati quando la mirano ignuda come Diana. Solo il Guerriero
dotato di una superiore dignitas potrà guardarla senza perire. Amare
è Armarsi! Questa sì è Pace.
Il Medioevo ghibellino sorse
in tutto il suo splendore con l’Ordine dei Templari. La Militia Templi
accomunò Oriente ed Occidente in una intesa facilitata soprattutto
dall’unità trascendente delle rispettive dottrine gnostiche, entrambi
espressioni di una medesima Saggezza Perenne. Come ad ogni Ordine veramente
iniziatico, tale militia si presentava con una dottrina esterna, per i
cavalieri profani, come maschera per l’intollerante ortodossia della Chiesa,
e in una interna: esoterica e segreta, per i più alti gradi di una gerarchia
spirituale i cui Adepti non erano più tenuti all’osservanza dei voti
monastici e, secondo una superiore anomìa, si dedicavano anche a pratiche “contronatura”.
Invero, “la donna iniziatica” o la “donna segreta” poté essere
anche evocata in una donna reale, e l’eros, l’amore, il sesso, furono
conosciuti ed usati secondo le loro possibilità reali di trascendenza
indicate da molti insegnamenti tradizionali, tanto da definire una via
speciale per la rimozione effettiva del limite dell’Io e per la
partecipazione a forme superiori dell’essere. Esistenzialmente, la natura
del guerriero era tale da presentare eventualmente una qualificazione anche
per questa via" ( Julius Evola, Rivolta contro il mondo moderno).
La
distruzione dell’Ordine si proponeva di annientare la rinascenza di un
riflesso dell’antico ideale spirituale dell’Impero Romano fondato sul
Gladio, e che costituiva il Misterium della Cavalleria Ghibellina.
Ferro e sole. Deserto e
tenebrosi vortici abissali. Rocce e universi selvaggi. Vegetazioni. Amore. Il
Cavaliere Templare combatte sempiterno per la sua Donna cinto di splendore.
Vita e Morte, questi due
impostori, si contendono l‘ombra dell’uomo. L’una e l’altra sfidata
dall’acciaio ermetico, si spalanca il Logos tellurico e si schianta come
Toro soggiogato il cielo uranico, con fragore di folgore!
Non c’è che una Via, fatta
di Vuoto Tremendum sulle aguzze vette dell’essere, che tramortisce i
vili eunuchi delle progenie umana.Temerario, l’Heroe Apollineo, armato del
Ramo d'Oro di Enea e della Spada dei Cesari, attraversa indenne acque gelate,
crepacci dell’anima, terre arse da mille insidie e ghiacciai silenti.
Il Vento degli Dei turbina
furioso sciogliendo ogni vincolo, crofiggendo ogni Ala di Angelo sulla scala
solare di Giacobbe, il vincitore d’Iddii.
Vivere pericolosamente! È la
grandezza di chi ha stirpe nella maestà dei Re.
La quiete , la pacifica
normalità, è fiume d’oblio, sonno letale dei vinti.
Alle fonti di Mnemosine c’è
il Vino immortalante di Aletheia: chi lo beve trova la sua bara se, Sveglio,
non è titanicamente più forte della cosmica forza evocata.
Nella pace esistenziale si
alternano la Vita e la Morte, beffando e ricoprendo di onta. Nel pericolo v'è
la possibilità di portarsi oltre, di là da entrambe. In piedi nella
distruzione ignea: immutabile e immortale nella bella nudità aurea!
Questa è la Via di chi non
conosce più paure né gioie: solo come biondo Lupo solitario su
un impervio Sentiero largo quanto la lama di Parsifal: in un’alba di Sangue
ed Arsenico!

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