N O V I T A'
Scheda libro
Prefazione
Brani scelti
Videopresentazione
Eventi
Ordina
I Grifoni Rosa

 


 

 

 

 

 

 

 

di Gabriella Verbena

 

 

Brani scelti    

          

Capitolo II

Parigi, 1788

 

( ... ) Solo uno di quegli sguardi curiosi sembrava non volersi più staccare dal volto di quella giovane donna bella quanto irruente e che con passo fiero si dirigeva proprio verso di lui. Quello sguardo fece tremare Margot. Si sentì squadrata fin nei minimi particolari e l’emozione le trasparì dal rossore che immediatamente si era diffuso sulle sue gote. D’istinto si stava dirigendo verso quella figura alta  e abbronzata, sotto la cui candida camicia si intravedeva un corpo incredibilmente forte. Ma quello che più l’aveva colpita e quasi ipnotizzata attirandola come la calamita attira un piccolo oggetto metallico, erano quegli occhi di un colore mai visto prima. Un marrone così chiaro da avvicinarsi all’ambra.

Le ciglia scurissime lo rendevano di una bellezza inquietante. Aveva l’impressione di essere sotto lo sguardo di una pantera pronta ad attaccare per divorarsi la sua preda. 

- Buona giornata, monsieur.  A chi devo rivolgermi per poter avere un cavallo per…per… - balbettò goffamente dandosi mentalmente della stupida. Quell’ uomo tremendamente bello doveva pensare che era solo una sciocca che non si sapeva nemmeno esprimere adeguatamente. L’uomo la tolse da quella situazione imbarazzante, sorprendendosi dei repentini cambiamenti che aveva avuto modo di scorgere sul viso di quella donna da pochi minuti che l’aveva vista. Dapprima l’aria gioiosa e birichina che aveva quando si era rivolta al suo anziano cocchiere, poi sorpresa, stizza e freddo disprezzo per quel povero  malcapitato borioso e antipatico e adesso il tutto aveva lasciato il posto ad una, sembrava autentica, aria impacciata da timida verginella. Il suo sguardo si fece ancora più penetrante per scorgere in quella moltitudine di emozioni un’ombra di finzione.

Infine, convinto, le sorrise e il suo sorriso arrivò agli occhi, lasciando di stucco gli stallieri che  indaffarati passavano accanto a loro e che lo conoscevano come “l’uomo di ghiaccio”.  Una fama che si era guadagnato con gli anni per aver scoraggiato con costanza invidiabile tutte  le innumerevoli donne che si erano presentate lì con l’evidente intento di conquistarlo.

Quel sorriso era qualcosa di nuovo per loro, abituati a vedere la sua espressione truce o, al meglio che poteva capitare, accigliata come se fosse sempre preda di cupi pensieri.

- La balbuzie non vi si addice madamoiselle  – e con questa frase il sorriso si fece ancora più aperto mostrando dei denti incredibilmente perfetti.

Margot arrossì ancora di più.

- Il mio nome è Christophe Grandier e …io vi mostrerò i cavalli. Potrete scegliere voi stessa quale vi sentite in grado di cavalcare. – fece un ampio 

gesto invitandola ad entrare all’interno della immensa scuderia. Margot intuì che la stava canzonando ma non volle reagire per non vedere svanire quel sorriso incantevole e docilmente lo seguì. L’odore acre dei cavalli si fece più intenso e ancora una volta Christophe dovette sorprendersi al cospetto di quella donna quando vide che invece di storcere il naso come facevano tutte, respirò a pieni polmoni con aria di felicità come se si trovasse in un campo di margherite profumate.

La ammirò mentre con l’entusiasmo di una bambina si avvicinava a ogni animale accarezzandone il muso vellutato. Era evidente un amore viscerale per quegli animali. Intanto continuò a squadrarla passando al setaccio ogni minimo particolare di quella donna.

Notò con soddisfazione che indossava sotto il lungo abito delle scarpe adatte a cavalcare. Nel frattempo Margot sembrava aver fatto la sua scelta e a quel punto Christophe non poté fare a meno di rivolgerle un complimento.

- Davvero una splendida scelta… Sono sinceramente sorpreso. Voi sicuramente ve ne intendete di cavalli. Ma spiacente…Non posso permettervi di cavalcare questo stallone. – Noiret, era il migliore della scuderia Reale, pensò tra sé mentre accarezzava il muso dell’animale, suo malgrado turbato dalla scelta della donna.

Era un bellissimo esemplare. Di un nero quasi tendente al blu, il pelo lucidissimo e una folta criniera scura come il mantello, era il più grande della scuderia e nessuna dama e anche tutto sommato nessun cavaliere aveva mai avuto il coraggio di salirvi. Le sue narici fremevano e sbruffava come se fosse sempre pronto a imbizzarrirsi. Sembrava un cavallo selvaggio e ciò non dava alcuna tranquillità. Del resto era capitato che avesse disarcionato provetti cavallerizzi solo perché lo avevano trattato con troppa insensibilità.

- Perché no? È forse il cavallo personale di Sua maestà Re Luigi?...– a un suo diniego insisté -  Vi prego, concedetemi di cavalcarlo. Quanto volete? Ditemi una cifra e io vi pagherò! – il desiderio di montare su quel magnifico animale non la fece riflettere sul contenuto offensivo che potevano celare quelle parole per un uomo del genere di Christophe. Il quale infatti si irrigidì immediatamente e al suo sguardo divertito si sostituì repentinamente una maschera di disprezzo.

- Io non voglio i vostri soldi. Sono già debitamente pagato dal Re. Voglio solo evitare che non vi rompiate il vostro grazioso collo! È un cavallo difficile, ecco tutto! – si scostò da lei mostrando di avere adesso una certa impazienza di liberarsi della sua presenza. Margot si vergognò per avergli fatto quella stupida offerta di danaro, ma insisté affrontando quello sguardo fattosi tetro e sprezzante.

- Vi prometto che sarò estremamente prudente. Vi prego

Christophe capì che non voleva offenderlo e si ammorbidì. I grandi occhi grigi di Margot si riempirono di speranza quando lo vide tentennare.

- E va bene! Mi arrendo…Però a due condizioni. – il suo tono era vagamente preoccupato. Temeva sul serio sull’incolumità di quella fanciulla e si sentiva responsabile se le fosse capitata qualche disgrazia.

- Quali sono?

- Prima di tutto vi dovrete cambiare di abito. Questo che avete indosso è adatto per le passeggiate dentro il parco con le vostre amiche, non per andare a cavallo.

Squadrò con ironia l’abito elegante di Margot, troppo ingombrante e scomodo per permetterle di salire a cavallo come un’amazzone.

-…e poi dovrete rinunciare a una cavalcata solitaria!  E poiché mi ritengo responsabile di ciò che potrebbe succedere, vi accompagnerò personalmente.

Margot che aveva trattenuto il fiato emozionata, emise un sospiro di sollievo e sorrise apertamente.

- Per quanto mi riguarda, la vostra compagnia non può che farmi piacere, anche se mi duole distogliervi dal vostro lavoro… Per ciò che riguarda l’abbigliamento… Beh! Credo che non ci siano grossi problemi. Mi cambierò volentieri con una divisa più cònsona. – si portò le mani all’allacciatura della gonna e iniziò ad armeggiare con le dita per slacciarla. Con una espressione di stupore Christophe le bloccò entrambe i polsi facendola sobbalzare dalla sorpresa e dalla durezza di quel contatto.

- Che diamine state facendo? Non siete mica nelle vostre stanze? Qui ci sono uomini che potrebbero trovare alquanto disdicevole, anche se altrettanto interessante, una donna che si denuda in una scuderia!

Margot si divincolò da quella stretta che l’aveva turbata, procurandole un brivido lungo tutto il corpo e con aria di sfida continuò a slacciarsi la gonna rivelando sotto la gonna ampia e riccamente decorata, una perfetta tenuta da cavallerizza.

- Et voilà! – esclamò sorridendo all’aria stupita dello stalliere che si passò la mano tra i capelli corvini, sbuffando dal sollievo. Aveva veramente temuto uno spogliarello.

- La mia tata – continuò candidamente Margot – mi ha insegnato a cucire e avendo la passione per l’equitazione, ma non volendo deludere mia madre che vorrebbe che vestissi sempre in abiti da festa danzante, ho ideato questo comodo sotterfugio.

Era fiera di se stessa e accolse con piacere gli sguardi di ammirazione dei presenti e anche di quell’uomo che stava creando in lei strani turbamenti mai provati prima di allora.

L’ammirazione che Christophe lasciò trasparire dai suoi occhi color ambra non era solo per la sua arte sartoriale, come pensava Margot, ma anche per le forme che il pantalone da cavallerizza lasciava intuire. Certo doveva essere comoda per lei quella tenuta per cavalcare, ma forse non si rendeva neanche conto delle reazioni che suscitava in chi soffermava lo sguardo su quei fianchi rotondi e sodi e su quelle cosce lunghe e ben tornite.

Non era un corpo delicato ed etereo come quello delle altre donne e sotto la stoffa sottile si indovinava un fisico muscoloso e aggraziato. Christophe dovette scuotere la testa per scacciare l’immagine di quel corpo nudo tra le sue braccia e in silenzio iniziò a sellare Noiret e un 

secondo cavallo per accompagnare Margot in quella tanto sospirata passeggiata.

- Ritengo che questa sia un giorno proprio fortunato per me, sa monsieur?  Non solo avrò la soddisfazione di cavalcare su uno degli animali più belli che abbia mai visto in vita mia, ma condividerò questa gioia con un affascinante cavaliere… - arrossì, stupita di essere stata lei a pronunciare quella frase tanto provocante. Per un attimo Annette si era impossessata di lei, si disse subito dopo. Solo sua sorella era capace di flirtare con un uomo con tanta sicurezza.

Il lampo di disprezzo che scorse sul volto di Christophe le confermarono che aveva sbagliato a pronunciare quella frase e che si era sopravvalutata pensando di poter atteggiarsi a donna conquistatrice come era solita fare Annette. Non poteva competere.

- Madamoiselle… Vi prego di astenervi dall’assumere un atteggiamento provocante con me. Non sono uno dei vostri spasimanti, leccapiedi che vi fanno la corte! – poi le si avvicinò porgendole una mano. - Vi do una mano a salire. – Margot, rossa di vergogna per il rimbrotto subito che aveva leso non poco il suo orgoglio femminile, sollevò il mento un po’ tremolante e rifiutò il suo sostegno dimostrandogli che era abbastanza abile da montare in groppa a Noiret senza bisogno del suo aiuto. Lo sguardo di Christophe restò imperturbabile.

Non senza una certa meraviglia da parte di Christophe, la passeggiata si svolse senza incidenti. Margot governava Noiret con la dolcezza e la sicurezza di cui quello stallone aveva bisogno e l’aspro stalliere dovette ammettere tra sé che quella contessina meritava rispetto e ammirazione. Ed era uno sforzo per lui fare quelle considerazioni, visto e considerato che era sempre stato apertamente ostile verso quella categoria di persone che frequentava la reggia di Versailles.

Egli era infatti il figliolo di un ricco borghese che a causa della crisi che imperversava proprio in quegli anni era caduto in povertà e si era dovuto trasferire al sud della Francia per sfuggire all’umiliazione. Gli amici di stirpe nobiliare che avevano a lungo frequentato la sua ricca dimora adesso facevano finta di non conoscerlo, pur essendo un uomo molto apprezzato dai reali di Francia che oltre a metterlo a capo di un manipolo di soldati aventi il compito di proteggere il figlio del Re, il Delfino di Francia, gli avevano affidato, in seguito a una sua espressa richiesta, la direzione delle Scuderie Reali.  Ma l’atteggiamento di superiorità che i suoi vecchi amici assumevano in sua presenza lo avevano reso duro e critico nei confronti dell’intera classe nobiliare.

Quella giovane donna che cavalcava con grazia di fronte a lui era appartenente alla classe dei nobili nullafacenti che vivevano di rendita grazie al lavoro dei contadini che lavoravano le loro terre facendo sacrifici disumani. Quei pensieri la rendevano ai suoi occhi ragionevolmente detestabile, ma il cuore continuava a inviargli strani impulsi indecifrabili. 

( ...)


<<Back

<Home>