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OLTRE IL MONDO INCANTATO Il limite lo decidi tu, vai oltre ... di Graziella Gibella (Gibi) |
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Prefazione Se
è vero come è vero che “l’anima appartiene al regno dello spirito
che è sopra tutte le cose corporali”, come predicava San Bernardino
da Siena, nulla può dunque contrastare il libero arbitrio dell’uomo
che a quel regno celeste appartiene sin dal primo Pensiero divino
alitato nelle sue vene. Nel
nostro “cielo interiore” - così lo chiamava Jung - nemmeno gli
influssi nefasti degli astri possono determinare la realtà altrimenti
dal nostro vero volere perché, per dirla coi versi di Cecco D’Ascoli,
Dio fece i cieli e il mondo terrestre “in grazia dell’umana
creatura”. Nell’esistere necessitante quel libero mondo in cui le divine creature coabitavano in pace con le infinite dimensioni della manifestazione, è andato perduto, o più esattamente relegato in oscure regioni perigliose dell’anima. E l’uomo avendo smarrito la via del ritorno alla “Casa del Padre”, disprezzato esule privo ormai dello Stupore innocente che lo rendeva unico nella melodia delle sfere celesti, dimenticò la Magia dell’Uno e del Tutto. Egli seppe soltanto ammantarsi di vergogna nell’intimo potere ricevuto dall’alto,
per vanamente tentare di sfuggire a un fato non più amico ma padrone
della sua immaginazione. Quel ricco mondo perduto, perduto non è, per eccelsa
misericordia. Ma pur resta lì dove sempre è stato, è, e per sempre
sarà, come “Mondo Incantato: in eterna attesa che un impavido cuore
fanciullo, puro perché immacolato dalle tenebre delle terre desolate di
quaggiù, possa come il bianco fulgore di una rosa ancora stupirsi della
divina creazione e del suo mistero, risvegliandosi in preziosa rugiada
di vita per infuocarsi al sole dello spirito che ogni mezzanotte sorge e
risorge dall’inizio dei tempi per indiarci sulla giusta rotta e il
senso profondo del nostro navigare tra gli ignoti flutti del divenire. A questo punto scaturisce la Visione dentro le nebbie di se
stessi: il ricordo della nostra antica origine, la purificazione che
conduce dal possibile all’impossibile, la Forza dell’Oltre per cui
l’uomo non più impotente si solleva come runa del fuoco ancestrale
risollevando i mondi con se stesso, per ricrearli nuovamente, in quella
meravigliosa consapevolezza per cui il semplice desiderio diviene
finalmente atto (come bene intuì Paracelso); e la Fantasia non è più
un vuoto e caleidoscopico sognare bensì Via sperimentale,“logica”,
per superare concretamente il limite, l’illusoria circonferenza
dell’immenso. Le “Chiavi” d’accesso al risveglio oltrepassante di quel “Mondo Incantato” Gibi le ha trovate dietro le righe di certe narrazioni fantastiche, nei “c’era una volta” delle fiabe che hanno educato la nostra infanzia, nella liricità sibillina o profetica dei cartoni animati disneyani: non qui intesi però nei banali significati letterari o negli impropri e arditi risvolti psicologici dei personaggi che tutti conosciamo, da
Biancaneve alla Bella addormentata nel bosco, ma ricercando e svelando
archetipi universali e messaggi tradizionali criptati da saggezze
sublimi, voci angelicate preposte a custodirne il segreto quali
guardiani di un tesoro interiore mai perduto del tutto; per restituirlo
intatto ai puri di cuore capaci di apprezzarlo e accoglierlo in pioggia
di luce oltre il percepibile. Cosicché, in questo delicato e pregevole lavoro
l’autrice può mettere a disposizione dei lettori di buona volontà in
cerca del senso delle cose, le sue riflessioni ed esperienze, le
meditazioni partorite dai tanti messaggi ricevuti dal suo Maestro
interiore a guida nel cammino evolutivo della coscienza verso quel
Pensiero Creativo che può conquistarsi davvero, se ci accingiamo ad
esplorare le infinite potenzialità della nostra Mente: unica miniera
spirituale inesauribile per cambiare le realtà fallaci nella vera realtà
che ci sostanzia dal primo battito di vita. Il Pensiero Creativo
funge allora da “lampada di Aladino”, da pietra dai magici poteri
ritrovata per far scoccare ancora una volta dentro di noi quella
scintilla divina che ci ha generato dalla luce dei tempi, e che sola può
permetterci nel nostro peregrinare terreno di far rinverdire e
germogliare la terra devastata dall’inganno razionale, dal dubbio
esistenziale; sol che lo si voglia davvero. nell’unica modalità
che non ammette mancanza o assenza: l’Amore. L’Amore che trasfigura, che va oltre
l’invalicabile. Quello che nell’accezione trovadorica e provenzale
del linguaggio era inteso come la “non-morte” (a-mors). L’opera di Gibi è contrappuntata da utili esercizi di meditazione per lavorare in modo pratico
sulla nostra interiorità, ampliando le potenzialità della nostra
mente, e prepararla a far sbocciare quel “Fiore d’Oro”
(caratteristico della metafisica taoista) nel fango del nostro soma che
simbolizza il Verbo incarnato che diffonde la nuova Luce sugli orizzonti
dell’essere. Niente è impossibile per il “fanciullo esultante”
che lancia la sua sfida al piratesco dolore “uncinoso”, armato sol
del suo tenero ma gigantesco “Pensiero Felice”.
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