N O V I T A'

UN GRANDE RACCONTO IN GIALLO

ROMA - AMBURGO ANDATA E RITORNO

racconto in giallo

di Inigo De Maria

Autore: Inigo De Maria
Collana: I Grifoni - Scrittori Contemporanei
Isbn: 978-88-88788-04-2
Genere: Letteratura
Categoria: Giallo
Formato: 14 x 21 ill.
Pagine: 112
Lingua: Italiano
Prezzo: € 12.00
L'Autore

Inigo De Maria - è nato a Siena e vive a Bari. Intellettuale, della scuola di De Martino; già direttore provinciale e commissario del turismo a Potenza, Bari e Brindisi.

Un «Discorso sulla pittura pugliese» pubblicato nel 1951 costituisce il suo punto di partenza confermato da successivi interventi e collaborazioni giornalistiche.

Ha esordito in letteratura con un racconto segnalato dalla Giuria del Premio Teramo che, fra gli altri, aveva per componente Carlo Bo. Poi un lungo silenzio sino alla pubblicazione dell'«Esule delle isole Tremiti», breve romanzo definito da Gianni Custodero una densa memoria anche d'amore. Segnato da una tematica di letteratura di confronto nord-sud e da una attenzione all'essenzialità del linguaggio, come ermetismo, per la scuola avuta dall'insegnamento di Giuseppe De Robertis, lucano illustre, che aveva la cattedra d'Italiano all'Università di Firenze, ed è stato l'ultimo direttore della Voce di Prezzolini.

 

 

 





 

"Un avvincente romanzo ambientato nella Roma occupata dai tedeschi prima della liberazione alleata.

In una Roma ammaliante, “elefantiaca”, in un’atmosfera resa un poco misteriosa dai lampi delle storie collettive, c'era la presenza di donne come Jana. Combatteva una sua battaglia a fianco di un pittore, Sigfrido, che complottava con un generale italiano per un futuro migliore. Un viaggio verso Amburgo...  Memorie di un intreccio complicato, tutto il sapore di un giallo a forti tinte. "

Descrizione: 

Un viaggio verso Amburgo, dove Jana  una delle donne di Sigfrido, è stata trovata strangolata. Perché c’era di mezzo una vicenda di quadri di valore messi in vendita ed erano i quadri rubati in Italia,.. a Roma. Durante l’occupazione nazista. Ne era stato complice un soldatino pittore per via della sua capacità di scegliere i quadri. E si era disgustato di questo darsi da fare senza colpa. Aveva disertato, anche sofferente per i morti che aveva visto morire durante il conflitto. Il vero motivo, era stato un’ altro, l’incontro d’amore con la bellezza d’amore di Roma. Dove tutto respirava l’odore delle donne e dei giardini.

Sigfrido, ai giorni di oggi, risuscita le appassionate memorie di una vicenda, raccontando anche i suo rapporti con Jana, con  Leira, la sorella di Jana che aveva rintracciata a Napoli. E il matrimonio con Irene. Una storia con le radici nel mondo mediterraneo un tempo chiamato ”mittleeuropa” in mezzo ai lampi delle storie collettive, quasi a disegnare una realtà diversa dal passato. In un mondo diventato più piccolo.

Qualcuno forse in questa storia di fantasia riconoscerà Sigfrido. Un pittore, amico di Cesare Zavattini, che si aggirava a Roma fra il caffè del baretto di piazza di Spagna.

Il viaggiare di  Josè Saramago, il grande scrittore portoghese, interiorizza la storia mentre per il viaggiatore Sigfrido è un obbligato compromesso di ogni giorno sul piano dei ricordi e quello del presente. Il tempo che corre si sovrappone.  I ricordi sono in bianco nero fermi e minuti, con  squarci colorati del presente come in un film.

 

 

              

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